Avvicinata alla musica da piccola attraverso lo studio del pianoforte tramite lezioni private, ho coltivato questa attività in modo un po’ conflittuale come tutto ciò che viene imposto, soprattutto se da bambini.
Alternando pertanto momenti di passione e soddisfazione ad altri più difficili caratterizzati da sacrifici e demotivazione, ho proseguito il mio percorso complessivamente positivo, per un decennio circa.
In seguito, gli impegni universitari e familiari mi hanno allontanato da questo mondo che ho quasi completamente abbandonato per moltissimo tempo.
La svolta è avvenuta un paio di anni fa: in seguito ad un momento di crisi personale e di cambiamenti di vario genere, mi sono riavvicinata alla musica, ma in modo rinnovato.
Innanzitutto, pur riprendendo a suonare il pianoforte, ho deciso di coltivare lo studio di un nuovo strumento, stavolta scelto da me, l’arpa, e in secondo luogo ho modificato il mio approccio alla musica:
non più uno studio “scolastico”, ma un’apertura e una predisposizione a recepire il suo grande e complesso potere.
Non sa solo regalare bellezze e perfezioni armoniche; ha un’immensa forza comunicativa ed emozionale che le permette di entrare in connessione con i livelli più profondi dell’interiorità di ciascun individuo.
Riesce ad arrivare là dove il linguaggio verbale non può e a smuovere e vincere blocchi emotivi e fisici, portando benefici e miglioramenti .
Su di me, in un momento particolarmente difficile, ha avuto un forte potere terapeutico: alleata e costante compagna mi ha aiutato in un percorso di cambiamento, formazione ed evoluzione. Così mi sono avvicinata alla musicoterapia.
Infatti… Perché limitarsi? Se ha effetti positivi e benefici, perché non veicolarli in favore degli altri? Perché non approfondire e apprendere le tecniche per padroneggiarla affinché sia di aiuto a chi ne ha bisogno?
Ultimamente ho letto, studiato, seguito conferenze, frequentato scuole con approcci diversi, ma con la stessa idea di fondo: la musica può supportare la vita altrui, può lenire sofferenze fisiche e psichiche, migliorare handicap fisico-motori, permettere di entrare in contatto con persone con patologie particolari che non ammettono altri canali di comunicazione….
Per questi motivi continuo ad approfondire il tema: ora in particolare mi sto avvicinando al metodo di Esagramma che apprezzo e sento vicino al mio modo di intendere la musicoterapia perché è concreto, pratico, attivo, efficace, con risultati velocemente tangibili oltreché associato ad un’idea gioiosa e ludica della musica.

Laura Civardi